Giglio


“Le sue guance sono come aiuole di balsamo dove crescono piante aromatiche, le sue labbra sono gigli che stillano fluida mirra.” (Cantico dei Cantici 5, 13)

Il giglio è citato 16 volte nella Bibbia, ma non sempre col termine giglio si intende il fiore che conosciamo noi. Nel Cantico dei Cantici è un simbolo di bellezza, fertilità e prosperità, ma ad esempio quando si citano i gigli come decorazione del Tempio di Salomone è probabile che si tratti in realtà di ninfee o fiori di loto. Il giglio lo si ritrova anche nei Salmi, ma lì, probabilmente, il termine indica la melodia da suonare più che un fiore. Nei Vangeli Gesù cita i gigli dei campi, intendendo forse una distesa di fiori dai vari colori, perciò è più facile si riferisca all’anemone comune. In ebraico giglio si dice Shoushan, da cui deriva il nome Susanna. Per i cristiani divenne anche simbolo purezza spirituale, santità e resurrezione. Nelle rappresentazioni dell’Annunciazione il giglio viene introdotto, in mano all’angelo, solo dal XIV secolo in poi, come simbolo di purezza. In precedenza l’angelo portava in mano uno scettro, simbolo del suo essere un messaggero regale. Dopo il XIV secolo però, in ambito senese, dal momento che il giglio era simbolo dei rivali fiorentini, le annunciazioni vedevano l’angelo con in mano un ramo di ulivo. In altri casi l’angelo mantiene ancora lo scettro in mano, ma allora il giglio lo si ritrova in un vaso sulla scena.